UN AMORE AL PRIMO SORSO

Capita molto spesso che, andando in giro per acquisti, ci sia offerto un prodotto le cui caratteristiche siano esaltate da roboanti superlativi o da una ricercata e stucchevole magniloquenza delle parole. Un po’ come in un suq arabo o in un mercato indiano, la brillantezza dei colori, l’esaltazione dei sapori e il giusto prezzo varia secondo l’abilità del venditore e della sua capacità persuasiva. Alla fine si torna a casa con qualcosa di cui ci si accorge subito dell’inutilità o, nel migliore dei casi, di aver pagato troppo.

Alcuni anni fa, chiacchierando con un carissimo amico titolare di un locale e assai attento alla ricerca di distillati, ebbi l’impressione che mi stava accadendo qualcosa di analogo riguardo a un whisky. Non fidandomi troppo della boria degli intenditori o dell’assioma snob per il quale il whisky non è mai torbato, provavo una malcelata diffidenza a credere a quanto mi stava dicendo sull’Ardbeg Uigeadail. Poi, dando fiducia alla sua onestà intellettuale, mi lasciai convincere ad assaggiare questa edizione de luxe dell’Ardbeg… e fu subito amore!

Le sensazioni scaturite da quell’assaggio stimolarono sensi e fantasia. Sapori noti e ricordi mitologici si susseguivano nella mente a ritmo frenetico, quasi che la potenza e l’equilibrio dell’alcol e dei profumi amplificassero il ricordo e le immagini di viaggi solitari o letture notturne. Un mondo parallelo in cui mi lasciai condurre senza opporre resistenza, cullato dal calore che sprigionava ogni singolo sorso e dalla voce del mio amico che, col passare dei minuti, diventava sempre più indistinta e lontana, ma al tempo stesso cadenzava, con la sua pacatezza, il cambio di scena nella mia mente.

Non erano leggende di “immortali” o scontri tra clans che si materializzavano, ma le distese delle Highlands, i laghi incastonati nel verde e lo iodio che, dal frangere dei flutti sulle scogliere, si solleva e si offre alle narici del viaggiatore anche a miglia di distanza dalla costa.

Il secondo tumbler (ma va bene anche un calice a tulipano per whisky, in modo da aumentare la superficie del liquido a contatto con l’aria e incanalare i profumi nella parte superiore, più stretta, agevolando l’analisi olfattiva) agì più sull’area del cervello preposta alla riflessione, richiamando alla quotidianità e, quindi, alla banalità dell’ovvio, all’approssimazione del sapere, al nozionismo accettato come fungibile della conoscenza. Paradossalmente, il secondo “giro” fece svanire quella parte onirica che il suo collega aveva portato con sé: la politica si sostituì ai paesaggi, il lavoro al verde dell’orizzonte e l’inquietudine, congenita nel genere umano, al grigio del cielo. Nonostante lo schema meno appagante che si stava delineando, la straordinarietà dell’Uigeadail rimaneva la stessa!

Caratterizzato da un colore giallo dorato molto intenso, da profumi torbati- ma non invasivi- e iodati sicuramente complessi, l’Ardbeg Uigeadail risulta robusto (grazie anche ai suoi 54°), oleoso, con sentori di frutta secca, uva passa e una leggerissima vena salmastra, quasi sicuramente la conseguenza delle acque utilizzate per la sua produzione, provenienti dai laghi circostanti la distilleria Ardbeg. La sua elevata qualità è il risultato di un’attenta ricerca delle materie prime. L’orzo per l’ottenimento del malto è Bere Barley (che è una varietà autoctona), la torba è di Islay e l’affinamento della miscela dei diversi tipi di Ardbeg- tutti di dieci anni e tutti invecchiati in botti di bourbon- avviene in botti di sherry. Al termine dell’intero processo d’invecchiamento segue l’imbottigliamento, senza che il whisky sia filtrato a freddo.

Come per il vino, anche per il whisky l’eccellenza del risultato presuppone qualità nei singoli elementi di partenza.

Un prodotto di assoluto livello, il cui riconoscimento si è avuto nel 2009, quando è stato premiato whisky dell’anno, e da allora compare nell’olimpo dei migliori whisky, come sancito dal suo inserimento nella “Whisky Bible” di Jim Murray.

A presto e buon assaggio a tutti.

 

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