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Antonio Lioce

Osservo con molto interesse tutto ciò che è passione, impegno ad inseguire l’indefinito e tutte le svariate alchimie per la ricerca dell’ immaginaria perfezione.

Sono affascinato dalle persone che credono nei progetti dettati dalla loro passione, riuscendo a valicare ogni tipo di ostacolo e raggiungere la loro meta.

Mi lascio trasportare dalla mia voracità e decido di approfondire la conoscenza di Vincent e Raphaël Bérêche.

Questa è la storia di due fratelli che , oltre a gestire insieme al padre la Maison Bérêche a Ludes nella Montagne de Reims, innamorati della loro terra, decidono di realizzare qualcosa di unico nel suo genere, cercando in lungo ed in largo nella Champagne millesimi pronti ad evidenziare tutte le diversità delle zone più rappresentative.

La loro profonda conoscenza dello champagne, dei produttori e del territorio, li porta ad intraprendere un ambizioso progetto, la scoperta di vecchi millesimi ancora sui lieviti e non ancora messi in commercio.

Ecco , lo champagne nato dalla ricerca!

Ovviamente, concentrano le loro ricerche nelle produzioni di assoluto valore, vitigni, terroirs e micro produzioni pronti a rivelare champagne unici ; così si vestono del titolo di ” Négociant di lusso” e decidono di dare una identità alle zone più importanti della Champagne creando tre etichette : Montagne, Vallée e Côte.

Dopo aver degustato la “Côte” e la” Vallée” nel millesimo 2002, mancava all’appello solo la “Montagne”, ed insieme al compagno di tante bevute Rosario Tiso, stappiamo il millesimo 1999.

Rimaniamo esterrefatti ed ammaliati da tanta precisone enologica, storditi da incessanti profumi esotici e increduli rimandiamo più volte la beva, quasi a prolungare le nostre emozioni olfattive.

Un color oro vivo invade il calice, note mielose e minerali rimbalzano frequenti ad evidenziare un grande chardonnay, mentre una rosa elegante e agrumi scuri rimarcano la presenza del pinot noir in assemblaggio.

Nonostante la sua longeva età non dimostra alcuna sbavatura, una bocca perfetta ed equilibrata , ed un dosaggio che permette di cogliere al meglio tutte le proprietà organolettiche.

Ci lasciamo sedurre e abbandoniamo le nostre volte palatali a questo straordinario champagne!

Sboccatura gennaio 2018

Dosage 3gr/l

Millesimo 1999

Messo in bottiglia ad agosto del 2000

50% Chardonnay 50% Pinot Noir

Rilly-la-Montagne

Bottiglie 2026

 

A volte crediamo di inseguire qualcosa della quale conosciamo già la verità.

Monts de la Vallée 2013 di Antoine Bouvet

Una canzone di Gianni Togni recitava così: “E guardo il mondo da un oblò m’annoio un po’ … ma cambierò, si cambierò…“

Credo che in molti osservino il mondo enologico attraverso un oblò, soliti schemi, impreziositi da innumerevoli commenti legati ad una fantasia fiabesca.

Allargare i propri orizzonti dovrebbe essere, per qualsiasi appassionato di vino, una malattia della quale non esiste una cura.

La curiosità mi costringe ad inoltrarmi per sentieri non ancora battuti, a scalare pendii sottovento dai quali è molto facile cadere, ma questo non mi spaventa , anzi mi arricchisce di esperienze e di volontà che mi portano sempre verso nuovi traguardi.

Tutto questo mi esalta e mi fa sentire come un bambino con un giocattolo nuovo, desiderato ed atteso, pronto a scartarlo e a viverlo.

Ed eccolo il mio nuovo giocattolo, Les Monts de la Vallée 2013 di Antoine Bouvet.

La maison Bouvet è ubicata a Mareuil-sur-Ay, nella grande Vallée de la Marne, fondata dal nonno Guy nel 1970, dal quale Antoine ha ereditato la passione verso lo champagne.

La produzione di questa cuvée è limitata a pochissime bottiglie, 1998 precisamente, come anche il patrimonio delle vigne, che oltre a la succitata Mareuil-sur-Ay , consta anche un altro premier cru come quello di Avenay Val D’Or.

Così chiediamo ad Antoine come nasce questa cuvée :

“C’est un 100% Pinot Noir de la vendange 2013, un mélange de vignes à Mareuil Sur Aÿ et Avenay Val D’Or, Premier Cru, il n’y a pas de désherbant, travail du sol, la vinification est en cuve inoxydable, fermentation alcoolique naturelles, et Malo lactique aussi, je laisse le vin sur lies complète pendant au moins 6 mois”

Quindi, un pinot nero di due Premier Cru, nessun diserbante nella lavorazione del terreno, vinificazione in acciaio con malolattica ,  il vino è lasciato a contatto con i lieviti per 6 mesi.

Insieme ad altri famelici bevitori, tendiamo i calici pronti ad assaporare questo blanc de noir, e quale luogo migliore per degustarlo se non “Bacco e Perbacco” a Lucera?

Una sorprendente rivelazione l’olfattiva di questo Pinot noir!

La cremosità di una delicata pasticceria è spiazzante, suadenti note speziate ed agrumate giungono al naso insieme ad una spiccata florealità.

Viola, cannella, e piccoli fragranti frutti rossi aleggiano nel calice a rimarcare l’anima di questo pinot noir e tentare gli astanti alla beva.

L’approccio gustativo è rimarchevole, biscottato e burroso, con una acidità equilibrata che accarezza setosamente il palato, ma a differenza di altri blanc de noir, qui siamo di fronte ad uno champagne sensuale, vivace e mai invadente.

Una piacevolissima beva di un giovanissimo vigneron…

Complimenti Antoine!

 

Non imparerai mai tanto come quando prendi il mondo nelle tue mani. Prendilo con rispetto, perché è un vecchio pezzo di argilla, con milioni di impronte digitali su di esso.
John Updike

Da una vita Io e Antonio Lioce siamo impegnati in una rappresentazione che vede protagonisti l’uomo e la Natura. Il luogo scelto come set è sempre lo stesso: la baia di Vignanotica.

E’, anche oggi e come di consueto,  una splendida mattina d’estate. Dopo aver lasciato la macchina in quei parcheggi a mezza costa che dominano la vallata digradante verso il mare, ci dirigiamo con una sgangherata navetta verso la spiaggia. Giunti nell’emiciclo fatto di falesie millenarie, giriamo a destra per raggiungere la grotta più grande della baia, la più ambita dai gitanti per riporvi masserizie e adagiarvi membra provate dal sole. E’ quello il luogo da sempre conquistato con partenze che vedono le prime luci dell’alba in giorni infrasettimanali meno pullulanti di turisti.

La prima cosa da fare è sedersi nel fondo della grotta con le spalle addossate alle pareti. E’ fondamentale che la scena venga ripresa dal basso, dalle pietre verso l’infinito. Come sfondo, in prospettica e serrata sequenza, la volta e l’ingresso della grotta, la spiaggia ciottolosa, le azzurrità di mare e cielo che si contendono la linea dell’orizzonte. Le alte strida dei gabbiani, il rumore del mare, il sibilo del vento sono le uniche colonne sonore concesse all’azione.

In compagnia dell’uomo una sola presenza, lo Champagne, nelle seguenti declinazioni: “LES MESNIL 1990”  di BRUNO PAILLARD , “AMBONNAY MILLESIME’ 1990”  di ANDRE’ BEAUFORT e  “CHARLIE 1990”  di CHARLES HEIDSIECK .

Bruno Paillard è uno dei massimi interpreti dello Chardonnay. A Le-Mesnil-sur Oger, nel cuore del cru “Le Mesnil”, possiede due lieux-dits: “Mournoir” e “Pudepeigne”. Dal “Pudepeigne” ha tirato fuori questo “Le Mesnil 1990” che offre decise fragranze di frutta candita e panettone, nell’alveo di un incalzante ventaglio agrumato ,  tallonate da sentori terziari e tocchi boisè che fanno pensare ad un vino da meditazione. Quasi grasso, è innervato da una carbonica magistralmente dosata che attraversa la tessitura del liquido e concede levità e respiro tra aromi di lime, cedro, mineralità di gesso e pasticceria. L’approccio gustativo è ampio e detonante, pur essendo cremoso ed equilibrato al palato. Una cremosità aerea, un merletto lieve ma continuo e fitto. Uno champagne dallo spirito innumere. Che champagne!!

Jacques Beaufort gestisce due vigneti, ciascuno avente la sua etichetta: Jacques Beaufort a Polisy ( AUBE ) , Andrè Beaufort ad Ambonnay               (MONTAGNE DE REIMS). Una forte allergia ai prodotti agricoli di sintesi ne hanno fatto, sin dal 1969, un sostenitore di scelte agronomiche ed enologiche biologiche prima, biodinamiche poi. Persino prodotti tollerati quali rame e zolfo sono progressivamente limitati da omeopatia ed aromaterapia. La fermentazione è innescata da lieviti indigeni ed è svolta anche la malolattica. Poi, per i prodotti più ricercati, infiniti affinamenti sui lieviti. L’ AMBONNAY MILLESIME’ 1990 è un blend di Pinot nero all’80% ed un saldo di Chardonnay. Profumi intensi e tanta mineralità, ma dai lieviti di “panetteria” si passa a quelli di “caseificio”. Tutto sembra latteggiare: un velo latteo copre ogni cosa e ne pregiudica la piena espressività.

Alto il dosaggio, oscillante attorno ai 10 grammi/litro. “CHARLIE” è nato dall’estro del celeberrimo chef de cave Daniel Thibault, che ne concepì la creazione fin dal millesimo 1979. Blend quasi paritario Pinot nero e Chardonnay ( con leggera prevalenza di Chardonnay ) , in un’epoca in cui si idolatrano i prodotti “nature”,  è un grande champagne dall’alto dosaggio ( 12 grammi / litro ) e dalla struttura monumentale. Torrone, pan di spezie, biscotti, cioccolato bianco, frutta tropicale e secca,   sinfonia di profumi che fanno da preludio ad una bocca voluttuosa, sapida, dalla trama calda e dai lunghi ritorni tostati. Un grande classico senza tempo.

Col procedere dell’estasi alcolica l’azione dei protagonisti declina e si riduce a mero moto dell’anima. E si torna indietro nel dominio del nostro vero sé, una monade vivente che da sempre pulsa dentro di noi. Si torna indietro,  stanchi delle sovrastrutture create ed innalzate per nascondere sé a se stessi, ed ogni abbattimento e ogni perdita diventano guadagno: la nostra visiera è finalmente alzata sul mondo.

Ammiro dal fondo della grotta lo splendido scenario della baia e penso che quello è un angolo del mondo, un posto dove si passa ma che resta là, ai piedi della sua roccia e sulla riva del suo mare, e che non ha veduto mai nulla del resto della terra. E’ qui che sono in questo momento; è qui che si vive: ogni altro luogo è separato. Per quanto esteso di infiniti spazi suggeriti dalla vista che si perde e che si espande fin dove soffia la brezza marina, questo è un angolo del mondo abitato da presenze ancestrali che non vedremo mai al di là della maestosa corte di falesie . Nella sua dinamica fissità, il pensiero della Natura sembra aver voluto disegnare qui quasi l’espressione di una persona, una sorta di volto fatto di pietre, alberi, cielo, mare, cui sembriamo abituarci fino a provare per esso amicizia, un volto che resta là aspettando la sera e che non può seguirci quando con sguardo supplichevole lo scrutiamo per l’ultima volta prima di voltargli le spalle e fare ritorno a casa.

Incuriosito da alcune recensioni lette sul web, sguinzaglio il mio pointer alla ricerca della preda.

La ricerca non è affatto facile, anzi risulta alquanto difficile e piena di intoppi.

Occorre esaminare diversi elementi: conservazione, livello del liquido e soprattutto il prezzo.

Finalmente, dopo due mesi di indagini il mio fido segugio porta a casa la preda: la “Cuvée Des Enchanteleurs 1996” della maison Henriot e mia!

Il 1996 nella Champagne è stato un anno strepitoso, dove la maturazione dell’uva ha raggiunto valori al di sopra della normalità.

La maison Henriot si trova nel centro del villaggio di Pierry, nel dipartimento della Marna a sud di Epernay.

Composta dal 55% di chardonnay e 45 % di pinot noir, la cuvée brut deve il suo nome agli abili “Cantinieri”, dopo una richiesta da parte del patron Paul Henriot.

La cuvée viene fatta riposare sui lieviti per almeno 12 anni prima del dégorgement ed è figlia del compianto chef de cave Daniel Thibault (scomparso prematuramente).

Immerso nella stupenda baia di San Nicola, ai piedi di Peschici, e circondato da una natura vogliosa di recuperare quanto lasciato in quello sciagurato luglio del 2007, abbandono i miei sensi alla ricerca di emozioni.

Lo verso, lo ammiro e lo avvicino al naso, e con un doppio carpiato mi tuffo dentro… porca paletta che champagne!

Il coefficiente di difficoltà molto elevato rende la gusto/olfattiva intrigante e complessa.

Un color oro intenso e una bolla ancora viva mi conducono in una show room di torrefazione, dove il negoziante è pronto a propormi miscele esotiche di ogni genere.

Faccio fatica a tornare sul trampolino, e resto ancora un po’ dentro ,sedotto dalle intense note di pietra focaia degli chardonnay della “Côte des Blancs”.

Finalmente decido di assaggiarlo e improvvisamente una nota mielosa accarezza il palato.

L’opulenza di una grassa nocciola e di un agrume candito mascherano la sapidità , ma a stupirmi è il perfetto equilibrio di uno champagne ormai maggiorenne.

Un grandissimo champagne!!!

 

Finchè si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.

Cesare Pavese                 

                                                Deg.17/06/2018                        

 

      

Quando scelgo uno champagne da bere sembro quasi il tenente Colombo alla ricerca dell’assassino…

Inizio ad indagare sulla storia della maison, dove sono ubicate le vigne e come viene prodotto, poi quando ho terminato con gli interrogatori, ed ho in mano tutti gli indizi, inizio il mio viaggio.

Ogni beva mi porta tra piccole e grandi parcelle, Premier e Grand Cru sparse nella Champagne, tra odori tipici di quel terroir e il duro lavoro dei tanti vignerons, che dedicano ogni piccolo istante della loro vita a quello che è la loro vita!

Così acquisto il biglietto e parto verso Ambonnay, cercando di scoprire il blanc de noir brut Henri III 2008 di R.H. Coutier, composto da uve 100% pinot noir da vigneti Grand Cru, a sud della Montagne de Reims, zona vocata per il vitigno succitato.

I vigneti sono composti da due terzi di pinot noir ed un terzo di chardonnay, mentre la gestione della maison è affidata a René Coutier con la collaborazione della moglie Nathalie ed il figlio Anthony.

Un pinot noir dallo stile classico con una grande struttura, caldo sensuale e seducente, esotico e maturo come una banana riposta un paio di giorni nella credenza.

Naso e gusto sgomitano in quanto a complessità, morbido e burroso, con sbuffi agrumati e canditi, ma tendenzialmente con frutti rossi in maggiore evidenza.

Una bolla finissima e una acidità bilanciata rendono questo champagne un ottimo compagno di viaggio.

Un viaggio che vorrei non terminasse più, quindi rallento e aspetto passivo a percepire gli elementi più reconditi di un’anima ancora velata…cala il sipario ma il pubblico continua ad applaudire…

 

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. 

Marcel Proust