San Lorenzo 2004 della “Fattoria S. Lorenzo”

Siamo in provincia di Ancona, in quell’enclave vinicola di grande spessore che è il territorio di Montecarotto. La storia avita è più remota ma Natalino Crognaletti, titolare della “Fattoria S.Lorenzo”, ha iniziato la prima vinificazione e conseguente imbottigliamento nel 1995. Agronomo ed enologo, col piglio di un autentico “vigneron”, ha provato da subito a realizzare nettari che riflettessero consuetudini familiari, nel solco della continuità, sicuro che da simile abbrivio non poteva che scaturire l’eccellenza. Per diverse tipologie di vino, al di là delle certificazioni, la coltivazione è di tipo sostanzialmente biodinamico. In vigna le operazioni vengono ancora fatte a mano e la tradizione permea ogni gesto e ispira ogni disciplina, in accordo con i ritmi della natura.

Camminare i suoi vigneti è un’esperienza. Mai visto un complesso agronomico così vitale: fra i filari si alternano brani di coltivazioni miste(piselli, favetto per il sovescio) e tratti di terreno cosparsi di un compost fatto in casa con residui organici di ogni sorta. Piante di rose campeggiano ovunque ed ogni germoglio sulle piante e grappolino nascente e pendulo fra le foglie splende di una intonsa sanità. Nulla è intentato per una conduzione virtuosa della vigna. Dagli interramenti di corno-letame e corno-silice a pratiche di irroramento delle viti con il siero del latte. Tutto concorre ad un lotta biologica condotta con le armi che la natura suggerisce e concede all’intelligenza operosa del contadino. La perfetta simbiosi fra l’uomo e l’ambiente a Fattoria S.Lorenzo sembra cosa fatta e testimonial inconsapevole e d’eccezione di tanta armonia è stato il figlio di Natalino: durante la mia visita in vigna, Lui mangiava i piselli destinati al sovescio seraficamente assiso fra le piante!

All’assaggio, dal forziere di delizie enologiche dell’azienda, brillano diverse gemme. Ma niente è paragonabile ai  “San Lorenzo” : la beva si dispiega emozionale e “celeste”, si varcano i confini di ogni prevedibilità e nella fumèa alcolica si intravvedono i cancelli di inediti paradisi sensoriali.                                                                

E veniamo al campione di oggi : SAN LORENZO BIANCO 2004 , verdicchio in purezza. Dove pesca il nostro campione tanta ficcante mineralità? Quali toni balsamici recano il chiaro sentore di eucalipto e gli intermittenti refoli iodati? E la frutta secca, il pepe bianco e il tabacco percepiti lievi, intonsi e non bruniti dai 140 mesi di affinamento sui lieviti in acciaio inox e cemento e circa 12 mesi in bottiglia? Il tutto alla luce di un cromatismo vivido, oro puro, e di una compostezza olfattiva e palatale conchiusa.

Non sempre tutto è spiegabile. Quel che sappiamo è che le vibrazioni sono vere e il facitore dei vini autentico. E tanto può bastare se l’inconfessato desiderio del bevitore consapevole di imbattersi in campioni indimenticabili e immortali sembra prossimo a realizzarsi e il sogno a compiersi.

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