ROSSO BREG 2005

Nel mondo del vino l’ omologazione e l’ appiattimento , imposti da indecenti industriali, furbi opportunisti e persino da vittime del mercato, col tangentizio aiuto di enologi, critici e giornalisti d’antan, sta per finire. Ma non ci si illuda. Un nuovo appiattimento e una nuova omologazione si profilano all’orizzonte in nome di una agronomia ( e una conseguente e correlata scienza enologica) naturale, biologica, biodinamica. Si parla di vini veri. Ma, come disse il poeta, “il nemico è sempre alla tua testa”. Vero dovrebbe essere innanzitutto il produttore: è lui il demiurgo, il facitore, il creatore. E il vino, prima di essere vero, dovrebbe essere buono. Tutto il resto è noia o imbroglio. Così ritorno sempre a Josko Gravner, l’archetipo del “vigneron” illuminato e virtuoso. Capace di svestire i panni della celebrità per una ricerca più profonda e più vicina alle sue radici ( Hugh Johnson, nella sua guida dei vini del mondo del 1998, parlava di lui come del padre spirituale del Collio, osannandone i fantastici Chardonnay e Sauvignon… ) , è stato colui che ha definito una volta per tutte – in campo enoico – l’esatta linea di demarcazione e i giusti confini tra l’arte e la religione, tra la tecnica e la filosofia. Ho bevuto il suo ROSSO BREG 2005, pignolo in purezza. Resa di 18 quintali a fronte di un impianto da 7-8.000 ceppi per ettaro. Le uve sono state vendemmiate in ottobre, a piena maturazione. Quindi fermentazione in tini di rovere aperti con vinacce e lieviti indigeni per 40 gg e senza controllo della temperatura. Poi 72 mesi in legni grandi di slavonia e ulteriore lungo affinamento senza chiarifiche o filtrazioni. Non mi aspetto da Gravner perfette simmetrie tra componenti dure e morbide, né profili arzigogolati o tannini impalpabili. Quel che ricerco è molto più grande: personalità, carisma, riverbero del “genius loci”, emozione. E puntualmente tutto questo arriva nella forma seguente: colore rubino tendente al granato; manto scuro e denso da cui esalano profumi di frutta rossa sotto spirito e sentori agrumati; ulteriore snasata e florilegio di spezie, macchia mediterranea, grafite, cuoio, tabacco. La fase gustativa è piena e appagante, innervata da strali minerali e balsamici che danno riposo e freschezza. E ad un possente incedere non può che seguire un lunghissimo epilogo. Fino ai prodromi della pura emozione.
Rosario Tiso

1 Commento

  • Edoardo Giuseppe
    1 anno ago

    È vero che l’omolagazione e’ un grande problema per il Vino ma trovo anche vero che dietro la parola NATURALE se creato un grande BUSSINESS di Gente che Passione per il Vino ne a poca o niente.Sicuramente non basta un corso (spesso anch’esso con poche vere delucidazioni in campo di Vino) o bere qualche buona bottiglia. Il Mio augurio e che si riesca a fare una VERA SELEZIONE tra chi è APPASSIONATO di questo MERAVIGLIOSO MONDO e chi è legato prettamente al lato economico .Lunga Vita alla Vite❤️

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