La leggenda di Vignanotica “LES MESNIL 1990” di BRUNO PAILLARD , “AMBONNAY MILLESIME’ 1990” di ANDRE’ BEAUFORT e “CHARLIE 1990” di CHARLES HEIDSIECK .

Da una vita Io e Antonio Lioce siamo impegnati in una rappresentazione che vede protagonisti l’uomo e la Natura. Il luogo scelto come set è sempre lo stesso: la baia di Vignanotica.

E’, anche oggi e come di consueto,  una splendida mattina d’estate. Dopo aver lasciato la macchina in quei parcheggi a mezza costa che dominano la vallata digradante verso il mare, ci dirigiamo con una sgangherata navetta verso la spiaggia. Giunti nell’emiciclo fatto di falesie millenarie, giriamo a destra per raggiungere la grotta più grande della baia, la più ambita dai gitanti per riporvi masserizie e adagiarvi membra provate dal sole. E’ quello il luogo da sempre conquistato con partenze che vedono le prime luci dell’alba in giorni infrasettimanali meno pullulanti di turisti.

La prima cosa da fare è sedersi nel fondo della grotta con le spalle addossate alle pareti. E’ fondamentale che la scena venga ripresa dal basso, dalle pietre verso l’infinito. Come sfondo, in prospettica e serrata sequenza, la volta e l’ingresso della grotta, la spiaggia ciottolosa, le azzurrità di mare e cielo che si contendono la linea dell’orizzonte. Le alte strida dei gabbiani, il rumore del mare, il sibilo del vento sono le uniche colonne sonore concesse all’azione.

In compagnia dell’uomo una sola presenza, lo Champagne, nelle seguenti declinazioni: “LES MESNIL 1990”  di BRUNO PAILLARD , “AMBONNAY MILLESIME’ 1990”  di ANDRE’ BEAUFORT e  “CHARLIE 1990”  di CHARLES HEIDSIECK .

Bruno Paillard è uno dei massimi interpreti dello Chardonnay. A Le-Mesnil-sur Oger, nel cuore del cru “Le Mesnil”, possiede due lieux-dits: “Mournoir” e “Pudepeigne”. Dal “Pudepeigne” ha tirato fuori questo “Le Mesnil 1990” che offre decise fragranze di frutta candita e panettone, nell’alveo di un incalzante ventaglio agrumato ,  tallonate da sentori terziari e tocchi boisè che fanno pensare ad un vino da meditazione. Quasi grasso, è innervato da una carbonica magistralmente dosata che attraversa la tessitura del liquido e concede levità e respiro tra aromi di lime, cedro, mineralità di gesso e pasticceria. L’approccio gustativo è ampio e detonante, pur essendo cremoso ed equilibrato al palato. Una cremosità aerea, un merletto lieve ma continuo e fitto. Uno champagne dallo spirito innumere. Che champagne!!

Jacques Beaufort gestisce due vigneti, ciascuno avente la sua etichetta: Jacques Beaufort a Polisy ( AUBE ) , Andrè Beaufort ad Ambonnay               (MONTAGNE DE REIMS). Una forte allergia ai prodotti agricoli di sintesi ne hanno fatto, sin dal 1969, un sostenitore di scelte agronomiche ed enologiche biologiche prima, biodinamiche poi. Persino prodotti tollerati quali rame e zolfo sono progressivamente limitati da omeopatia ed aromaterapia. La fermentazione è innescata da lieviti indigeni ed è svolta anche la malolattica. Poi, per i prodotti più ricercati, infiniti affinamenti sui lieviti. L’ AMBONNAY MILLESIME’ 1990 è un blend di Pinot nero all’80% ed un saldo di Chardonnay. Profumi intensi e tanta mineralità, ma dai lieviti di “panetteria” si passa a quelli di “caseificio”. Tutto sembra latteggiare: un velo latteo copre ogni cosa e ne pregiudica la piena espressività.

Alto il dosaggio, oscillante attorno ai 10 grammi/litro. “CHARLIE” è nato dall’estro del celeberrimo chef de cave Daniel Thibault, che ne concepì la creazione fin dal millesimo 1979. Blend quasi paritario Pinot nero e Chardonnay ( con leggera prevalenza di Chardonnay ) , in un’epoca in cui si idolatrano i prodotti “nature”,  è un grande champagne dall’alto dosaggio ( 12 grammi / litro ) e dalla struttura monumentale. Torrone, pan di spezie, biscotti, cioccolato bianco, frutta tropicale e secca,   sinfonia di profumi che fanno da preludio ad una bocca voluttuosa, sapida, dalla trama calda e dai lunghi ritorni tostati. Un grande classico senza tempo.

Col procedere dell’estasi alcolica l’azione dei protagonisti declina e si riduce a mero moto dell’anima. E si torna indietro nel dominio del nostro vero sé, una monade vivente che da sempre pulsa dentro di noi. Si torna indietro,  stanchi delle sovrastrutture create ed innalzate per nascondere sé a se stessi, ed ogni abbattimento e ogni perdita diventano guadagno: la nostra visiera è finalmente alzata sul mondo.

Ammiro dal fondo della grotta lo splendido scenario della baia e penso che quello è un angolo del mondo, un posto dove si passa ma che resta là, ai piedi della sua roccia e sulla riva del suo mare, e che non ha veduto mai nulla del resto della terra. E’ qui che sono in questo momento; è qui che si vive: ogni altro luogo è separato. Per quanto esteso di infiniti spazi suggeriti dalla vista che si perde e che si espande fin dove soffia la brezza marina, questo è un angolo del mondo abitato da presenze ancestrali che non vedremo mai al di là della maestosa corte di falesie . Nella sua dinamica fissità, il pensiero della Natura sembra aver voluto disegnare qui quasi l’espressione di una persona, una sorta di volto fatto di pietre, alberi, cielo, mare, cui sembriamo abituarci fino a provare per esso amicizia, un volto che resta là aspettando la sera e che non può seguirci quando con sguardo supplichevole lo scrutiamo per l’ultima volta prima di voltargli le spalle e fare ritorno a casa.

1 Commento

  • Edoardo giuseppe
    10 mesi ago

    Una lettura veramente interessante…che fa sognare ad occhi aperti… Delucidazioni e terminologie nel campo dello Champagne veramente appassionanti.
    Una domanda però mi viene spontanea.
    I Francesi farebbero mai un articolo in uno dei loro posti più INCANTEVOLI con una verticale di grandi Spumanti ITALIANI?
    Credo la Risposta sia: MAI.
    DAVVERO UN ARTICOLO INTERESSANTE.

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