Il Taurasi 2007 di Michele Perillo

Amo i produttori che riversano tutta la loro sapienza enologica, tutto il loro amore, tutta la loro anima, in un solo vino. Un’unica etichetta dove si gioca per intero la partita dell’interazione tra uomo e natura. In molti di loro quasi non albergano sentimenti estranei al puro atto creativo. Tanti di questi non pensano ai soldi più di quanto non sia necessario, né alla fama costruita fuori dal bicchiere. Spesso luccicano di sogni e di immaginazione, più che di realtà e di profitto. A volte sembrano un po’ strani, solitari, criptici. Ma di contro sovente i loro vini parlano la lingua universale della piacevolezza organolettica. Uno tra i pochi è Michele Perillo, da tempo interprete di un magistrale Taurasi.

L’armonia di un grande vino rosso si gioca principalmente nella perfetta integrazione e riduzione in equilibrio delle colonne portanti della sua struttura: tannini e acidità.
Entrambe si abbeverano alla stessa fonte: il liquido secreto dalle ghiandole salivari. I tannini lo aggrediscono e lo prosciugano col conseguente effetto allappante. In assenza di saliva l’acidità non è ammorbidita, i suoi spigoli smussati, le sue asperità avvolte. L’acidità promuove da sé la salivazione ma il tannino “duro”, dai polìmeri corti e uncinati, la azzera.
Il tannino “duro” non è certo rintracciabile nei vini di Michele Perillo. Chimicamente diverso da quello che risiede sulla buccia e nella polpa dell’acino e senza considerare l’apporto del “dolce” tannino “gallico” del legno, si annida nel rachide(che natura ha creato per reggere i pomi, l’unica parte utile di frutto).Per questo è in assoluto un errore non diraspare! C’è chi non diraspa. Perchè ha fatto di necessità virtù e sembra voler convincere il mondo che una congiuntura climatica negativa può risultare quasi un vantaggio. Il problema è quello atavico di avere uve che il famoso enologo Emile Peynaud definiva, nel migliore dei casi, “d’argento”. Quando la natura è avversa e la materia prima è inconsistente per la cronica difficoltà del frutto a maturare dove imperversano freddi e nebbie, la struttura va costruita con i materiali di scarto. I francesi, specificatamente in Borgogna, spesso lo fanno. Un’ esigenza “tecnica” per reperire “struttura”. Il Taurasi di Michele Perillo non ha di questi problemi. Ha congenita e bastevole struttura ed è quasi perfetto da subito! E passo ad elencare la schiera trionfante di nuances visive ed olfattive che promanano dal bicchiere e l’entusiasmante teoria di note gustative che invadono la volta palatale alla beva del suo Taurasi 2007. L’aspetto è subito splendido, di lucente buona stoffa. Quel che mi ha colpito è la fittezza della trama: assembramento di particelle in ogni goccia per uno spessissimo tatto che si intuisce sin dall’aspetto, un rubino perdutamente fondo. La coltre di frutto è ingente. Frutti rossi minuti e numerosissimi. Legno buono.  Ogni snasata cerco invano di decriptarne la composizione. Rimane una sensazione di suadenza olfattiva attraversata da effluvi balsamici e speziati. Lo straripante estratto potrebbe far temere una debacle sul fronte dell’equilibrio. Ci si chiede se l’efferato morso del poderoso tannino finirà per spegnere ogni piacevolezza. Ma è la fase di bocca il punto forte.
Senza indugio son passato all’assaggio.

C’era il frutto, materia prima costitutiva. C’era la dolcezza, base imprescindibile di ogni piacere organolettico. C’era l’acidità, a dar movimento e freschezza. C’era un ampio corredo di sentori terziari, a dar conto e prova di nobile lignaggio. C’era una vena di elegante ossidazione, a conferire una nota di vissuto e di mistero sotto l’egida del tempo.

Michele Perillo, che vigneron !!

Rosario Tiso

2 Commenti

  • Edoardo giuseppe
    9 mesi ago

    Articolo appassionate COMPLIMENTI.
    Su 5 ettari e una resa di 30 q. Per ettaro a 700 m su terreno calcareo/argilloso con escursioni termiche su acini assai piccoli…sarà una MERAVIGLIA da provare…e forse è il caso di smetterla di parlare di Aglianico come Barolo del Sud e cominciare a dire che il Barolo è l’Aglianico del Nord.
    W il VINO.

  • Edoardo giuseppe
    9 mesi ago

    Articolo appassionante.
    Certo che su 5 ettari ed una resa di 30 q. per ettaro a 700 m. con escursione termica su piccoli acini…sarà una MERAVIGLIA da provare…
    Forse è il caso di smetterla di definire l’Aglianico il Barolo del Sud…e cominciare a dire che il Barolo è l’Aglianico del Nord.
    W il Vino.

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