I rossi del SUD-OVEST

Con la definizione generica ed inelegante di “Sudovest” si indica un insieme di aree vitate a sud e a est di Bordeaux e a ovest del Midi, tutt’altro che omogenee. Nel ginepraio delle denominazioni a vocazione rossista riconducibili al territorio del Sudovest, mi son divertito ad esplorarne organoletticamente alcune attraverso diversi ed inconsueti nettari.

Cahors è l’ultimo angolo di Francia in cui si può trovare una significativa presenza del vitigno malbec, che fornisce vini corposi e rustici; ormai più famoso nella sua seconda patria, l’Argentina, diede grande fama alla regione in epoca prefillosserica. I problemi di adattamento ai portainnesti americani lo fecero cadere in disgrazia fino al periodo successivo al secondo dopoguerra, quando cominciò la rinascita del “vino nero” di Cahors. Ho bevuto due vini di Cahors: il “CLOS de GAMOT” 2015 e il SOLIS 2015 di Cosse & Maisonneuve.

CLOS de GAMOT” : uno stile antico per un grande vino. 100% malbec da viti con 40-120 anni. Stile tradizionale nel vero senso della parola: un colore intenso e penetrante che conduce a un naso diretto, intenso e potente, di grande eleganza su note fortemente fruttate.

Parcelle vinificate separatamente in piccoli tini ed estrazione tramite rimontaggi , così da donare struttura armoniosa e un grande potenziale d’invecchiamento ai vari assemblaggi; diraspamento completo; 1 anno in acciaio ; qui nessuna barrique: l’affinamento, che dura circa due anni, è fatto solo nei ‘Foudres’ e nei ‘Demi-Muid’. Perfettamente puliti e armoniosi, i vini del “CLOS de GAMOT” richiedono una certa cultura del gusto per essere compresi.

Il Clos de Gamot si trova sulla riva destra del fiume Lot, a Prayssac. Oggi rappresenta l’aspetto più ‘tradizionale’ di Cahors.

SOLIS 2015: dalle giovani vigne della tenuta, miscela di Malbec (85%), Merlot (12%) e Tannat (3%). Matthieu Cosse è originario di Agen, enologo e viticoltore dal 1999 per il gusto per questo vino nero e per la sua finezza. Dal gennaio 2001, sfrutta 24 ettari e converte rapidamente 9 ettari di vigneto al credo biodinamico.
Una politica di 
bassa resa , raccolta manuale a maturità ottimale, selezione sulla vite, estrazioni delicate per rispettare la qualità del frutto e lunga maturazione in botte sono necessarie per la massima espressione dei vini che risultano densi, equilibrati e con tannini fini.

Spostandosi ad Ovest, ci si imbatte nel misconosciuto territorio di Marcillac. Marcillac-Vallon si trova su cammino di Compostela per quei viandanti che partono da Le Puy. A Marcillac-Valloin e nei suoi dintorni la vigna fu piantata dai monaci di Conques nel IX secolo. Ebbe alterne vicende di coltivazione. Il suo apice produttivo fu concomitante con lo sfruttamento delle miniere di ferro a Mondalazac e di carbone a Decazeville agli inizi del 1900. Una condizione che contagiò anche il vino di Marcillac, un vino da “miniera”, che dissetava quasi 35.000 persone. Poi ci fu la tremenda gelata del 1956. Fatto sta che solo nel 1990 la vigna è rifiorita, e con essa l’uva Mansois o Saumoncés, vitigno conosciuto anche come Fer Servadou a Madiran e a Gaillac. È fuor di dubbio che questo Marcillac abbia anche ristorato e riscaldato i viandanti e i pellegrini che si dirigevano a Compostela. Lo stesso si vorrebbe che accadesse oggi che finalmente il vino di Marcillac è rinato. La sua nuova vita ha un punto fermo nell’uva Mansois; a questa si possono aggiungere il Cabernet Sauvignon e il Merlot, e in un futuro non molto lontano il vecchio e straordinario vitigno Prunelart . I viticoltori non sono molti, se ne contano una quindicina, però sono agguerriti nel voler recuperare il tempo perso negli ultimi cinquanta anni. Il Mansois ha bisogno di affinare in legno, per cui spazio alla barrique; poi ha anche bisogno di sostare in vetro e c’è chi ve lo tiene anche un anno; infine c’è chi questa sosta la fa fare in una vecchia cantina d’epoca primitiva a 1300 metri di altitudine. I vigneti abitano in un terreno non del tutto ospitale, sono tutti terrazzati e vige l’obbligatorietà della manualità di lavoro. Il vino Marcillac di oggi è di un rosso un po’ concentrato e consistente; ha odori di frutta rossa, di violetta, di liquirizia e una punta di mineralità fumé. Ha del tannino, ma non è agreste come il fascino dell’ambiente circostante,  anzi si lascia bere con golosa freschezza. Del Domaine du Cros ho bevuto “Lo Sang del Pais”, 100% Fer Servadou (Sang del Pais).Vino rosso con fermentazione a contatto con le bucce per tre settimane in acciaio. Affinamento in acciaio e bottiglia. Solo 5000 bottiglie. Lo Sang del pais ha color rosso rubino con riflessi violacei. Al naso i profumi giocano fra spezie, pepe, frutti rossi e cassis. In bocca è caldo, piacevole, fresco con tannini morbidi.

Muovendosi in direzione sudovest, cioè verso i Pirenei e il confine spagnolo, la scena si arricchisce di nuovi vitigni: tra le uve rosse giganteggia il Tannat. l’AOC Irouléguy è l’ultima AOC prima del confine franco-spagnolo in cui si producono vini bianchi, rossi e rosati.

Il Domaine Arretxea si trova nel sud-ovest della Francia, in una zona abbracciata a nord dai vigneti di Bordeaux e a sud dalla catena montuosa dei Pirenei. Questa cantina storica fonda le proprie etichette su vitigni autoctoni della regione. Queste terre infatti, sono ricche di vitigni unici, tipici ed eterogenei tra loro. Domaine Arretxea dispone di 8,5 ettari vitati. La conduzione del lavoro è soggetta alla viticoltura biodinamica oramai da anni. I padroni di casa sono Michel e Thérèse Riouspeyrous veri conoscitori di queste terre e amanti del rispetto della natura in ogni sua forma. I vini prodotti sono una fotografia esatta, piacevole e profonda della bellezza di questa regione francese. Vini autentici, capaci di coinvolgere neofiti ed appassionati, attraverso vitigni unici e prodotti sempre espressivi. Sicuramente una realtà da scoprire in tutta la sua bellezza e semplicità.

IROULÈGUY ROUGE “ARRETXEA” 2010 è tannat unito in assemblaggio con due vitigni internazionali, cabernet franc e cabernet sauvignon (tannat 66%, cabernet franc 17%, cabernet sauvignon 17%). Macerazione sulle bucce per 4/5 settimane con ripetuti pigeages; affinamento in legno. Un vino rosso e corposo, ottimo se abbinato a tavola con piatti ricchi e saporiti.

 

Lascia Un Commento