Perché accada qualcosa di importante sulla scena del mondo ci vuole essenzialmente un grande uomo con un grande sogno. Solo il visionario, con capacità quasi rabdomantiche,  fa le cose giuste, al momento e nel luogo giusto, per estrapolare dalla realtà quanto di buono ha in serbo per chi ha il coraggio di dissotterrarne i tesori. Non si fa ristorazione di qualità se non si possiede un’idea che guidi l’azione, se non ci si sofferma a misurare l’impresa,  scegliendo una squadra all’altezza del compito, il posto accattivante, e soprattutto il piano emozionale a cui si intende accedere con tutte le proprie forze. Allo stesso modo non si fa un grande vino svolgendo diligentemente il compitino della Tradizione, della Tipicità e della Territorialità. Ci vuole uno sforzo creativo unico ed irripetibile. Perché ci sono vini fatti per conquistare, che ruotano la coda come il pavone. Ce ne sono altri invece che non si curano di un’amabilità superficiale, di quel cicaleccio servile che impressiona favorevolmente di primo acchito il degustatore .Quei nettari che son capaci di andare ben al di là delle apparenze sono i soli vini che finiscono per entusiasmare , che rappresentano una sorta di compendio di quanto di buono e di bello l’arte enologica, dalla conduzione agronomica alla trasformazione in cantina, è stata capace di fare negli ultimi anni, vini dalla perfezione formale e dalla ricchezza sostanziale, collocabili ai margini superiori di tutte le scale di giudizio esistenti e sotto tutti i punti di vista vagliabili.

Ai “ 5 SENSI “ del patron Pietro ( ovvero Pedro Parietti Almeida ) e dello chef Domenico Grasso, in quel di S. Severo, noi superstiti del gruppo “Gli Sfracanati” abbiamo intercettato l’ennesima, favorevole congiuntura astrale nel piccolo e ricercato universo dei luoghi dove riposano le eccellenze eno-gastronomiche. Passione, competenza, amabilità, arte culinaria e grande cantina hanno conquistato i nostri esigenti palati. Ai “5 sensi” Il cibo ci ha deliziati e lo chef Domenico Grasso è, senza tema di smentita, uno degli astri più fulgenti che la ristorazione della Provincia di Foggia possa vantare attualmente. Il locale, frutto dell’opera sapiente, competente e certosina del titolare Pietro, veste innanzitutto la livrea dell’enoteca, rivestito com’è lungo le pareti di bottiglie, ed incarna lo spirito dell’alcova, essendo caldo ed accogliente quel tanto che basta a farti dimenticare la realtà che impazza fuori dal locale. Cominciamo la beva con un omaggio alla terra che ci ospita: il PAS DOSE’ di d’ARAPRI. Nulla potremmo aggiungere alla fama acquisita dalla bollicina sanseverese se non confermare la bontà dell’intuizione primigenia di ottenere un metodo classico dall’umile bombino bianco. I vini sono degustati seguendo un ideale crescendo gustativo. Alla syrah/grenache del Rodano risponde la migliore syrah italiana: quella di Stefano Amerighi. “ La Tournèe” 2017 rouge di FERRATON è un vino dalla beva irresistibile. La maison Ferraton Père & Fils è una realtà molto importante nella Valle del Rodano. Ha il quartier generale a Tain-l’Hermitage e produce in regime biodinamico grandi vini  nelle “appellation”  Côte-Rôtie, Condrieu, Cornas e Châteauneuf-du-Pape. “La Tournée”,  che va sotto la menzione generica di Vin de France,  è il vino più semplice ed immediato che produce. Nonostante le scarse pretese ha nella bevibilità, nella franchezza del frutto e in un godurioso velo speziato tutto il suo appeal. Con Stefano Amerighi e la sua Syrah 2011 si torna al concetto di grande uomo portatore di un grande sogno. La sua passione nasce dai vari assaggi de “Il Bosco”, Syrah prodotta da Tenimenti D’Alessandro, di cui le annate ’93 e ’94 sono state dei veri e propri fari nella gioventù di Stefano. Poi il viaggio in Francia nella zona del Rodano dove ha potuto apprezzare le numerose e accattivanti declinazioni della syrah nella sua patria d’elezione. Da lì l’intento di concentrare in un unico vino tutto quanto la syrah è capace d’esprimere. Dai suoi circa  7 ettari di terreno a Poggiobello di Farneta, tra Cortona e Montepulciano, quasi completamente occupati da Syrah (4000 mq2 di Sangiovese), coltivato secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica, prendono le mosse ben 17 vinificazioni differenti, ciascuna con una propria dinamica e lavorazione. La fermentazione delle uve è rigorosamente spontanea senza quindi l’aggiunta di lieviti e solforosa. Il contatto con le bucce varia dai 18 ai 35 giorni. L’affinamento avviene per circa il 40% della produzione nel cemento. La restante parte nel legno in botti che ormai hanno perso la loro parte aromatica. La sua Syrah 2011? Colore rubino brillante; note di frutti rossi, pepe nero, violetta e macchia mediterranea al naso; grande corpo, tannini levigati e stimolante vena acida in bocca. In sintesi: una delizia.

Il Kurni di Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi è stato un vino “mito”  fino a qualche tempo fa. Ora annovera numerosi detrattori che gli rimproverano di non essere alla moda , perché nessuno vuole più vini così corposi e mastodontici nell’estratto e nella struttura e, a detta loro, poco equilibrati e dalla beva faticosa. A noi invece il Kurni 2012 è piaciuto molto. Le rese esiziali, la viticoltura estrema, le scelte agronomiche naturali, l’utilizzo del 200% di legni nuovi in affinamento per il doppio passaggio in botti piccole, giustificano  un esito sensoriale caleidoscopico, una ridda di profumi e gusti  ricca, complessa e fascinosa. E’ inutile inseguire ulteriori raggiungimenti, ambire a ipotetici futuri radiosi. Nel Kurni 2012 è già tutto scoperto, scintillante, pronto, estroverso; amarena, prugna, violetta, menta, sottobosco, vaniglia, caffè e cioccolato. Finale soavemente dolce. Cosa pretendere di più? Cosa aspettare oltre? Al momento di gustare il dessert , un’altra grande sorpresa: il Pedro Ximenez Solera 1927 di ALVEAR. Bevuta oltre un decennio fa, la Solera 1927 è adesso un vino magico, ammaliante, densissimo, concentrato, dolcissimo, morbido, deciso ed ineguagliabile. Chapeau. A far da bicchiere della staffa un’eccellente grappa di Masi. Difficile rintracciare il vino migliore del lotto. Mi verrebbe da assegnare un ex-aequo alla Syrah, al Kurni a al PX. Alla fine preferisco Amerighi e al vino prescelto, come di consueto, dedico il pezzo.

Purosangue 2013 di Luigi Tecce

Lungi dall’essere dei semplici gaudenti eno-gastronomici, “Gli Sfracanati” ricercano innanzitutto quanto di poetico contiene l’umana esistenza. Quando si radunano, sono imprescindibili due condizioni, che si traducono poi in due compresenze: l’eccellente vino e il dialogo con il “genius loci” .

Continua a Leggere

Brunello di Montalcino “Le Chiuse” 2005 e l’incontro con “Gli Sfracanati”

“ E’  nato un nuovo gruppo di “gaudenti”! Traendo ispirazione dalla natura dei loro più profondi e malcelati intenti si chiameranno “Gli Sfracanati”, al secolo Maurizio Romano, Francesco Gorgoglione, Giuseppe Nazzaro, Massimo Galantini, Carlo Basetti e il sottoscritto…” Era il 16 Ottobre del 2013, e cominciava un’avventura a sfondo enoico che, in maniera intermittente, dura tutt’ora.

Continua a Leggere

MISERERE 2001

Il “MISERERE 2001” del produttore spagnolo “Costers del Siurana” è un vino rosso invecchiato composto da un assemblaggio di uve carinena, cabernet sauvignon, garnacha e tempranillo.

Continua a Leggere