Pierpaolo Petrilli
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Pierpaolo Petrilli

Me stesso, una moglie, due figli, un cane (in ordine di apparizione nella mia vita). Una passione per il vino esplosa davanti a un Sagrantino Pagliaro di Paolo Bea e poi mille volte rinfocolata e mai sopita fino a farne anche un lavoro. Il mio motto : mai sopra le righe, sempre fuori dal coro.

Dopo un San Silvestro e un Capodanno trascorsi tra Montefalco e Bevagna, al mattino del 2 Gennaio si riparte alla volta di casa.

Ma prima di lasciare le colline umbre una tappa è d’obbligo per chi è sempre alla ricerca di “souvenir enologici” da portare con sé e poi stappare nelle occasioni più diverse.

Si scende da Montefalco e, poco dopo aver lasciato dietro di sé il centro abitato, una freccia in legno grezzo indica la destinazione : Antica Azienda Agricola Paolo Bea.

Essere qui trasmette sensazione di quiete e l’atmosfera che vi si respira è quella dei luoghi senza tempo : dove il presente è prosecuzione di un passato, disteso verso un domani che non dimentica nulla.

Per capire questo, più che le mie parole, credo valgano le immagini :

Una breve visita in cantina e riparto con il pieno di bottiglie di questo straordinario vignaiolo.

Al momento di caricare i cartoni in auto, una anziana signora (credo la moglie di Paolo Bea) mi dice con un tono tra il preoccupato e l’affettuoso : “Mi raccomando giovanotto vada piano per strada perché i nostri vini non amano essere strapazzati “.

Rassicuro e rifletto : qui si ama quel che si fa.

Il vino che oggi apriamo per Il Brillo Parlante :Arboreus 2010, da uve Trebbiano Spoletino.

Giampiero Bea – attuale “Deus Ex Machina” dell’ azienda assieme al fratello Giuseppe – ama ripetere che i loro vini non vengono prodotti bensì “si generano” da soli con la semplice assistenza dell’uomo dalla vite al calice.

Per sapere come ciò avvenga basta leggere l’etichetta : c’è scritto tutto.

E ora il momento tanto atteso : berlo !

Colore dell’oro antico, talvolta dell’ambra, comunque brillante.

Naso inizialmente chiuso, ma dopo qualche minuto ecco arrivare albicocca secca, miele, una leggera speziatura, su una base minerale con note salmastre e una leggera volatile ; col passare del tempo sempre più ampio e complesso ( subentrano nocciola e zafferano ).

Il sorso è incredibilmente rispondente alle sensazioni olfattive : fresco, minerale, sapido e di infinita lunghezza e persistenza. In sottofondo affiora un tenue, vellutato, piacevolissimo tannino: bevuto ad occhi chiusi potrebbe in alcuni momenti sembrare un rosso…..

Un Vino Buono – Vero – Vivo !

L’isola di Sant’ Erasmo, nella laguna di Venezia, è un luogo incantato.

A quell’incanto, dalla vendemmia 2006, contribuisce Michel Thoulouze – un passato da magnate delle televisioni – con il suo vino : Orto di Venezia, appunto.

Il nome deriva dal fatto che quest’isola era tradizionale fornitrice di verdure e vini per la Serenissima sin dal 1500; e proprio alle consuetudini agricole di quel tempo Thoulouze si è ispirato per produrre il suo vino con gli illuminati consigli di Alain Graillot ( padre del Crozes Hermitage ) e Claude Bourguignon ( agronomo di Romaneè Conti ).

4,5 ettari di viti piantate direttamente nel suolo della laguna ( “ho tratto il vino dall’acqua” – dice Michel ) – e secondo i dettami di Bourguignon : ” Mai un segno d’aratro, mai fertilizzanti chimici, mai diserbanti.

I vitigni sono Malvasia Istriana al 70 % ( il vitigno tipico della zona ), Vermentino al 30 % e – strano ma vero – Fiano al 10 % ; fermentazione e affinamento solo in acciaio.

15.000 bottiglie all’anno, più qualche centinaio di Magnum che vengono invecchiate all’interno di un sandolo ( tipica imbarcazione veneziana ) fatto appositamente affondare in laguna.

Nel nostro calice l’annata 2011 : dorato all’occhio, non particolarmente profondo al naso con piacevoli note di pesca bianca, esprime il suo lato migliore in bocca con una nota alcolica decisa ( 13.9 gradi in etichetta ) ma stemperata da coinvolgenti mineralità e sapidità, che ne fanno un vino “da sete” , verticale e invogliante al sorso continuo.

Sul finale affiorano sensazioni di iodio e idrocarburi ; sullo sfondo – mai invadente – l’aromaticità della Malvasia.

Nonostante l’afa e l’ora insolita ( le  5 del pomeriggio ) una bevuta appagante.