Monthly Archives

Agosto 2019

Prima che le vacanze producano il naturale affievolimento delle tensioni buone e cattive che ci animano, prima che i sensi scivolino in quel torpore generato  dal temporaneo abbandono dei livelli consueti d’attenzione, con l’amico Antonio Lioce ci concediamo da sempre un ideale “rompete le righe” enoico con lo Champagne. “Agli Archi di Villa Maria”, ristorante inedito dove andiamo per la prima volta , sulla Strada Provinciale 115 che unisce Foggia a Troia, e che costituisce l’ultima scommessa dello chef Nicola Russo del ristorante foggiano “Al Primo Piano”, portiamo un paio di bottiglie . Lo schema è semplice: lui cucina per noi sempre qualcosa di diverso e noi ne approfittiamo per scoprire qualche chicca enoica. Quest’anno è la volta di BERGERONNEAU-MARION e della sua cuvée prestige: “Clos des Bergeronneau”. Recoltant Manipulant, 15 ettari per 90.000 bottiglie, il nostro ha la sede aziendale in Rue de la Prévoté, civico 22, a VILLE-DOMMANGE, villaggio insigne della Montagne de Reims. Il Pinot Meunier fa la parte del leone nelle vigne che si estendono fino al “Massif de Saint Thierry”. Degna di nota la scelta di non usare più la chimica per scortare, dalla vigna fino in cantina, la nascita dello champagne. L’inerbimento tra i filari rende i vigneti ameni quanto un giardino. Le fermentazioni in legni usati e nuovi recano spessore e complessità ai vini prodotti. “Clos des Bergeronneau” (2,10 ha) è nato nel 2007. Cintato da mura del XIX secolo, è composto per il 75% da Pinot Meunier e per il 25% da Pinot Nero, con viti di età oscillante tra i  65 e i 70 anni . Circondato da ringhiere, siepi e pareti basse magnificamente rinnovate, è un  posto magico che offre uno spettacolo incomparabile su questa parte del vigneto della Champagne situata a una decina di chilometri da Reims e quasi a venti da Epernay. Florent Bergeronneau e sua moglie, Veronique Marion,  sono gli attuali proprietari del “clos”. Figli di vigneron con diversi rami nel villaggio di Villedommange, a sud-ovest di Reims, hanno scelto le  botti di rovere per far maturare i loro gioielli. Dal “clos” si ricavano circa 7000 bottiglie dell’omonima cuvée realizzate esclusivamente con il pinot meunier.

Quel che colpisce subito è l’utilizzo di “muselet” ancestrali in corda di canapa e sigillo di cera.  Il bel colore brillante e luminoso dei campioni alla beva, millesimi 2008 e 2009, ci introduce ad una ricchezza olfattiva che richiede tempo e spazio per dipanarsi. In comune i campioni  hanno quanto segue: lievi note ossidative di  frutta secca, dapprima discrete poi più decise,  che introducono alla dolcezza della crema pasticcera, l’eleganza della tostatura e un ricordo di scorza d’agrume. La bocca rivela tutta la loro forza vitale, sublimata da una vibrante mineralità. Tuttavia c’è differenza tra i due millesimi. Nel lungo affinamento il 2008, complice un’annata eccezionale, ha sviluppato le sue nuances ad un registro superiore rispetto al 2009 e risulta più performante in pressochè tutti i parametri. Ma il suo equilibrio  non è ancora compiuto. Nella selva del suo complesso terziario  persino una nota d’incenso fa capolino ed introduce ad un finale interminabile. Ma sono gli strali olfattivi  che lo fanno sembrare un distillato  ad impressionare di più. C’è comunque da aspettarsi un ulteriore cambiamento verso complessità ancora più eteree e rarefatte. Il 2009 è invece di una soavità eccezionale dal punto di vista olfattivo, con note iodate e torbate in evidenza,  e di una rotondità esemplare da un punto di vista gustativo. E’ il suo momento e in fase di giudizio lo fa valere. Meglio il 2009 rispetto al 2008? A questo stadio della parabola evolutiva di entrambi forse sì.

Che scoperta il “Clos des Bergeronneau” ! Che coppia d’assi il binomio BERGERONNEAU-MARION! Lunga vita allo Champagne e a quei vigneron che ne hanno costruito la gloria con il culto della qualità, della professionalità e, nella fattispecie, della bellezza.

RT