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Gennaio 2019

Il mio amore per l’ Aglianico del Vulture “TITOLO” di Elena Fucci è coevo alla nascita di questo vino. Sin dai suoi esordi infatti sono stato abbagliato dalla sua diversità. Ecco cosa scrivevo qualche anno fa del “TITOLO” 2006: “…I colori del vigneto lucano sono forgiati dal sole. Nitidi, pieni, fitti di una grana pulsante d’energia. La bruna terra, gravida di humus, accoglie il verde brillante dei tralci primaverili, sotto lo smalto azzurrino di un cielo tersissimo. Sullo sfondo, il richiamo alla fonte di ogni vita, l’acqua, nell’ arcano profilo di un pozzo. In un simile contesto, nella vocata contrada Solagna del “Titolo” che sovrasta Barile in provincia di Potenza, prende vita l’omonimo nettare, un aglianico in purezza. La fattrice, una fascinosa ragazza dei nostri tempi: Elena Fucci….”. “…Ne ho bevuti di vini da aglianico, spesso eccellenti. Ma il “Titolo” è senza alcun dubbio il più femminile e suadente di tutti. Si direbbe quasi atipico nella sua setosa filigrana. I profumi poi tessono un’odorosa alcova di minuti frutti rossi e spezie, percorsa da strali di mineralità. La glicerina dipana copiosa i suoi velluti. A detta di Elena sarebbe persino un po’ spigoloso e acerbo. Francamente non me ne sono accorto. Da alcol e tannini non procedono asperità. E’ già perfettamente sferico e in bocca disegna ampie e carezzevoli volute. In Lei e nel “suo” vino l’irripetibile miracolo dell’unicità si è ancora una volta compiuto. Questi sono i “campioni” che salveranno il mondo dall ’omologazione e i sensi dall’ appiattimento. Vini che avverti riflesso speculare di chi li forgia (dolcezza anziché amaritudine; morbidezza piuttosto che ruvidità )e che osano sortite gustative inedite, partendo da vitigni che si vorrebbe sempre arcigni ma che sanno aprirsi a soavità insospettate, in passato sempre celate. A patto di saperle suscitare come Elena Fucci fa accortamente, modulando le molteplici corde della sua raffinata sensibilità, da qualche felice vendemmia…” .

A dieci anni di distanza cosa mi suggeriscono i sensi, la mente e il cuore? Trovo l’ Aglianico “principe” di Elena Fucci, nella versione 2016, persino più grande di quanto ricordassi. E’ un vino che non è necessario aspettare tanto è buono fin da subito. Elena, per quanto convinta della necessità di procedere con lentezza per centrare l’assoluta qualità, ha la rapidità rabdomantica di fare le scelte agronomiche e di cantina giuste per ottenere un alto tasso qualitativo senza pregiudicare gioventù, freschezza, precoce ampiezza di profumi e di sapori . TITOLO è “tale e quale” ad Elena: un vino specchio di chi lo fa! “TITOLO” è destinatario di tutto un profluvio di cure ed attenzioni affinchè il frutto venga consegnato alla destinazione finale della bottiglia ai massimi livelli d’integrità e di consistenza. Encomiabile la scelta di consegnare al mercato un vino pronto alla beva. Tanti, troppi produttori costringono all’esordio campioni decisamente disequilibrati facendo pagare lo scotto dell’attesa di una compiuta amalgama organolettica al consumatore. Una piacevolezza differita di incerta esigibilità spinta fino agli eccessi di certi “Brunello” o certi “Barolo” che si vorrebbero, a detta degli stessi produttori, pronti dopo un decennio. Può considerarsi “etico” tutto questo? Elena no, come recitava una vecchia canzone: fa uscire dalla cantina solo prodotti che già consentono di godere.

Grazie!!