I “Clos”  sono dei vigneti circondati da muri. Uno champagne “clos” viene prodotto esclusivamente con uve raccolte all’interno di questi vigneti. Fino a qualche anno fa ( computo dell’AIS  del Marzo 2014 ) nell’ intera Champagne ce n’erano 18: Clos du Mesnil (Mesnil sur Oger),  Clos d’Ambonnay (Ambonnay),  Clos du Moulin (Chigny les Roses), Clos des Chaulins (Pargny les Reims),  Clos Cazals (Oger),  Clos des Goisses (Mareuil sur Ay), Clos des Champions (Cumières),  Clos des Plants de Chênes (Moussy),  Clos Saint Jacques (Ay), Clos Chaudes (Ay),  Clos Saint-Hilaire (Mareuil sur Ay), Clos Virgile (Beaumont-sur-Vesle),  Petit Clos (Bouzy),  Clos l’Abbé (Cramant),  Clos Notre Dame (Vertus),  Clos des Bergeronneau (Villledommange), Clos Lanson (Reims), Clos Pompadour (Reims). Ma nel Settembre del 2016, in un articolo comparso in Francia  e redatto in collaborazione con il CIVC , ne compaiono addirittura  31. Se “Clos”  è identificabile nella cultura enoica francese come un vigneto qualitativamente  superiore ai  filari contigui da cui, opportunamente, viene separato con l’aiuto di muretti in pietra, che alcuni storici ritengono dovessero essere addirittura geometricamente quadrati, quale discernimento ha compiuto l’autore per attribuire ad un numero così elevato di parcelle le qualità che consentono ad un “lieu-dit” di fregiarsi di tale prestigioso appellativo? La verità è che con questo appellativo probabilmente si tende a largheggiare  e si definiscono “clos” anche appezzamenti  che non sono tecnicamente tali. Eludo volentieri  ogni approfondimento sulla questione e passo alla sommaria  descrizione dei fatidici 31. Ma prima una considerazione personale, tratta dall’esperienza vissuta a Vignanotica il 30 Giugno del 2016. Non c’è champagne da “clos” come il “Vieilles Vignes Françaises”  di Bollinger, celeberrima maison fondata ad Ay, nella Vallèe della Marne, nel 1829 . Pensato nel 1969 sotto la gestione di Lily Bollinger e su suggerimento del giornalista inglese Cyril Ray, il “Vieilles Vignes” proviene  da viti di Pinot nero che , pur non essendo particolarmente vetuste (ripiantate circa 40 anni fa ) , sono state clonate con il metodo della “propagazione”  da piante pre-fillossera, e questo è stato fatto rispettando il sistema di allevamento ottocentesco  detto “en foule” ( un metodo che prevedeva fittissime densità di impianto, anche di 50.000 ceppi/ettaro). Originariamente erano tre le parcelle da cui si ricavava il Vieilles Vignes: “Chaudes Terres”  e “Clos St. Jacques”, “clos” contigui alla sede aziendale ad  Ay, e la vigna “Croix Rouge” di Bouzy. Quest’ultima è stata recentemente aggredita e distrutta dalla fillossera con la conseguente scomparsa di  un altro pezzo di storia enoica. Avremo meno bottiglie in futuro e presumibilmente cuvèe meno intriganti. Nella versione del 2004 l’approccio olfattivo è possente, assolutamente travolgente. Il Pinot nero giganteggia in tutte le sue peculiarità: monumentale e raffinato nei profumi, materico e potente nel fruttato e nelle spezie, elegantissimo  e  con un lunghissimo finale. Leggendario!                                                          Ecco i 31 “clos” della Champagne:                                                                     

1 – Nel 1951 Jean Cattier acquistò il prezioso “Clos du Moulin” , 2,20 ettari di lieu-dit interamente circondato da mura a 1,5 km dalla proprietà, classificato Premier Cru, dal quale nascerà più tardi la cuvée de prestige della maison. Tecnicamente il Clos du Moulin (il nome del lieu-dit era negli anni ‘40 ‘Le Moulin à Vent’ )  si trova nel territorio di Ludes, proprio al confine con Chigny-les-Roses, in cima a una collina della Montagne de Reims . Deve il suo nome alla presenza di un mulino oggi scomparso. Lo champagne “Clos du Moulin”  è una miscela di parti uguali di Pinot Nero e Chardonnay. Questo 1er cru brut  è composto solitamente da tre annate selezionate per la loro qualità e capacità di invecchiamento. Esiste anche una versione Rosé, anch’essa pluriennale. Negli ultimi anni, il Clos è stato dissodato  da un aratro trainato da cavalli. Anche se Cattier ha lanciato nel 2006 la sua attuale top cuvée,  Armand De Brignac, il “Clos du Moulin” resta il migliore champagne prodotto dalla maison.

2 – Il Clos des Goisses (5,5 ha), a Mareuil-sur-Ay, è il più grande ma anche il più singolare clos della champagne. Di proprietà della famiglia Philipponnat dal 1935, è considerato  uno dei migliori vigneti della Champagne. Il “Clos de Goisses”  è in una posizione di struggente bellezza. Uscendo dall’abitato di  Mareuil-sur-Ay  in direzione di Bisseuil, costeggiando la Marne  sulla collinetta  denominata Mont de Mareuil, giace la vigna racchiusa da una cinta muraria. 800 metri di lunghezza, 100 metri di profondità, 60 metri di dislivello, per 5,5 ettari  ( divisi in 11 “lieux-dits” ,singole giaciture, a loro volta frazionati in 20 parcelle) di puro incanto. Quando la dorsale vitata si specchia nel canale sottostante, nella delicata luce crepuscolare, l’insieme assume il sembiante di una bottiglia di champagne coricata, col collo rivolto ad est. Qui il miglior Pinot Nero della regione sposa lo Chardonnay per una irripetibile cuvée, fatta di uve sempre poderosamente zuccherine rispetto agli standard “champenoise”.

3 – Il Clos du Mesnil (1,84 ha) è senza dubbio il più famoso tra i “clos” della champagne . Acquisito nel 1971 dall’enologo Krug Jules Tarin, è anche il più antico dal momento che una delle pietre del muro che lo circonda nel villaggio di Mesnil-sur-Oger porta la sua data di nascita (1698), risalente al periodo in cui  il vigneto apparteneva a un monastero benedettino. Il “Clos du Mesnil” è uno champagne raro ed esclusivo ricavato da sole uve chardonnay  della Côte des Blancs. Quando venne acquistato , era un vigneto pressoché cadente. Henri Krug lo ripiantò tutto in otto anni , dal 1971 al 1979, con barbatelle di chardonnay. Il 1979 è dunque l’anno zero per il “Clos du Mesnil”. Nel chiuso delle mura del  clos, la maison Krug ha sempre cercato la perfezione.

4 – Clos Saint-Jacques e Clos Chaudes Terres concorrono alla produzione del “Vieilles Vignes Françaises”  di Bollinger

5 – Il Clos Saint-Hilaire (1.04 ha), intitolato al santo patrono di Mareuil-sur-Ay e ai suoi Pinot Noir, fu piantato nel 1964. Questo Clos è sempre appartenuto alla famiglia Billecart -Salmon.  In passato è servito come parco giochi per bambini;  quindi  vi si sono coltivati ortaggi, frutta e fiori. Vi son stati persino alloggiati dei campi da tennis.  Tornato poi al suo scopo originale, si trova proprio accanto alle strutture di vinificazione. La prima annata prodotta è stata il 1995.

6 – Krug “Clos d’Ambonnay”  celebra, con il più raro degli champagne, il carattere unico del  Pinot Noir, coltivato in un piccolo appezzamento di 0,68 ettari situato nel cuore di Ambonnay, uno dei borghi più noti della Montagne de Reims e dell’intera  Champagne per questa varietà d’uva, nonché un luogo incredibilmente significativo nella storia della maison Krug. Il Clos d’Ambonnay è dal 1989 proprietà della maison Krug ma la destinazione a vigna di questo Grand Cru risale addirittura al 1766. Il “Clos d’Ambonnay”  fa  una prima fermentazione in botte piccola e riposa  in cantina 12 anni. Era l’Aprile del 2008 quando Krug presentava la prima annata : “Clos d’Ambonnay 1995”.

7 – “Clos Pompadour” è di proprietà della Maison Pommery ed è uscito per la prima volta in commercio in concomitanza con i suoi 175 anni di vita ( era il 2011 ). Il “Clos Pompadour” nasce dai cosi detti “vigneti di città” (si fa per dire), cioè quei vigneti pseudo urbani perché quasi appiccicati a Reims. Questa “vigna di Reims” è divisa in tre parti a causa della presenza di corsie di traffico interne ed è sempre stata intitolata alla favorita di Luigi XV. Tirato solo in magnum (da 2.000 a 3.000), l’annata non è vintage.  È una cuvée a base Chardonnay con ammiccanti contributi di Noir e Meunier e riposa comunque quasi nove anni “sur lies”.

8 –  “Clos des Bouveries”  (3.53 ettari) è una vigna di Duval-Leroy e si trova a metà del pendio che domina il villaggio di Vertus. È protetto sul fondo del pendio dalle case e l’orientamento ad est protegge il vigneto dal vento e dalle gelate primaverili. Interamente piantato con Chardonnay di 40 e 50 anni, ha la particolarità che alcuni dei suoi vini sono vinificati in legno.

9 – “Clos du Château de Bligny”,  nell’Aube, circondato dalle mura dell’ex castello feudale del marchese di Dampierre che vi cacciava il lupo, appartiene alla famiglia Rapeneau. Produce un vino che vede il concorso di  “6 vitigni” autorizzati in Champagne (pinot nero, menier, chardonnay, pinot bianco, arbanne e petit meslier).

10 – “Clos des Trois Clochers” (0,45 ha) è una recente creazione di Leclerc-Briant a Villers-Allerand . Gli hanno dato questo nome perché, dalla vigna, c’è una vista mozzafiato di tre chiese, inclusa la cattedrale di Reims.Il clos , circondato da siepi e non da mura, ha prodotto la sua prima annata nel 2018. Una grande villa risalente agli anni ’20, attigua al clos,  servirà ad accogliere visitatori illustri.

11 – “Clos Rocher”  (0,63 ettari) appartiene alla famiglia Grémillet, proprietaria dell’unico castello di Balnot-sur-Laignes (Aube). Posto in cima ad una piccola collina, è interamente coltivato a  pinot nero. Circondato da basse mura e cancelli in ferro battuto, la sua prima annata risale al 2012.

12 – “Clos Lanson” ha una vista mozzafiato delle torri della cattedrale di Reims. Nel 2006 il gruppo BCC e il suo co-presidente, Philippe Baijot, hanno assunto le redini della vecchia casa di Reims. La superficie è di 1 ha di solo  Chardonnay, piantato tra il 1962 e il 1986,  sul terreno molto gessoso della piccola collina che si erge sulla strada di Courlancy. Confina con la sede  dei Cavalieri di Malta la cui croce è  il suo emblema da sempre. Un vero giardino cittadino. Dal XVIII secolo, la vite ha sempre prosperato in questo vigneto, unico a  beneficiare di un microclima che gli conferisce una temperatura di 2 o 3 gradi superiore alla media. Philippe Baijot non esita a dire che ” Le Clos Lanson è lo Château Haut-Brion della Champagne” , nel senso che, uno a Bordeaux e l’altro a Reims, sono veri e propri vigneti intramurali.

13 – “Clos du Faubourg Notre-Dame”  (0,15 ha) è uno dei più piccoli “clos” della Champagne. Un tempo apparteneva all’abbazia recante lo stesso nome, ma è gestita, dagli anni ’80, dalla maison “Veuve Fourny & Fils “, una piccola casa di Vertus fondata nel 1935. Da sole uve chardonnay Premier Cru, produce ogni anno da 1.000 a 2.000 bottiglie. La vinificazione avviene in botti di rovere.

14 – “Clos Mandois” (1,50 ha) è stato interamente piantato dalla famiglia Mandois nel 1963. A Pierry, questo “clos” circonda la casa di famiglia, una ex casa di caccia risalente al 1712. La vinificazione avviene in botti di rovere.

15 – “Clos des Chaulins”  (0,68 ha) , a Pargny-les-Reims, è di proprietà della maison  Médot  ed è stato piantato nell’ex parco della casa di famiglia. Cinto da mura, siepi e cespugli, deve il suo nome al fatto che una volta le terre venivano sistematicamente “calcinate” (trattate con la calce). È una miscela non vintage dei tre vitigni.

16 – “Clos Cazals” (3,70 ha), in Oger, è di proprietà di Delphine Cazals, ora Bonville,  l’erede di quattro generazioni di RM. Tra le vecchie mura di questo lieu-dit recintato nel 1995, alcune viti sono state piantate dal 1947.Recentemente Delphine ha creato ,piantando delle viti, una sorta di “clos” nel “clos” che ha chiamato ” La cappella del Clos “.

17 – “Petit Clos” (8 are 22 ca), con il suo vigneto di 820 m², è il più piccolo di tutti. Questo Pinot Noir 100% del villaggio Grand Cru di Bouzy è situato nel cuore della tenuta di famiglia di Jean Vesselle. È sua figlia Delphine che, oggi, ha preso le redini dell’azienda  e che veglia sulla ” quintessenza” di questo champagne prodotto in soli 500 esemplari.

18 – “Clos Jarot” (15 are) è una proprietà di Frédéric Nowack. Le prime bottiglie di Blanc de Blancs di questa tenuta lillipuziana  non usciranno che nel 2020-2022. Nowack ha piantato la vigna su questo terreno chiuso una dozzina di anni fa. Il “clos” deve il suo nome all’ex contadino che coltivava quel terreno. La produzione sarà di mille bottiglie.

19 – “Clos l’Abbé”  (20 acri) di Hubert Soreau si trova sul sito dell’ex abbazia di Epernay, di cui ci sono alcune antiche mura sul lato ovest della città. Questo vignaiolo di Cramant vi ha piantato lo Chardonnay e vi produce  solo 1.200 bottiglie. Il resto di questo vigneto, non recintato,  appartiene alla casa Henriot.

20 – “Clos Virgile” (24 are) a Beaumont-sur-Vesle è stato,  nelle mani del vecchio proprietario che ha completato il muro che lo circondava, un frutteto. Jean-Louis Portier, della maison Paul Sadi,  vi ha  piantato una vigna vent’anni fa e ha prodotto una miscela di pinot nero e chardonnay dove lo chardonnay la fa da padrone . Se il clos prende il nome dal poeta latino Virgilio, è perché era anche il nome del nonno del proprietario.

21 – “Clos de Bouzy”, vigna di  Pinot Nero Grand Cru, è proprietà di André Clouet, la cui famiglia è in Champagne dal 15 ° secolo. Il clos è stato costruito dietro la casa di famiglia risalente al 1751.

22 – “Clos de Cumières” (49 acri) è il nuovo nome dell’ex Clos des Champions di Leclerc-Briant acquistato da Hervé Jestin e suo fratello. Maestro di cantina consulente di diverse aziende vinicole, Hervé ha rilevato  oltre cinque anni fa questo clos piantato nel 1964 con pinot nero e chardonnay. La sua prima annata (il 2012) è uscita nel 2017 (2.300 bottiglie). Il “clos” , interamente circondato da mura, comprende un edificio del XVIII secolo con cantine.

23 – “Clos de l’Abbaye” (50 acri) è un 100% Chardonnay di proprietà di Doyard. E’ stato piantato nel 1956 nel villaggio di Vertus, Premier Cru nella rinomata Cote des Blancs, su di un appezzamento situato proprio dietro i locali della fattoria creata nel 1927 dalla famiglia Doyard. Si pratica la biodinamica e solo nelle migliori annate si trasformano  le uve in questo magnifico Blanc de Blancs, per circa 1200 bottiglie. E’ un bianco vintage senza alcun dosaggio.

24 – “Clos à Doré” (55 acri) era un tempo un frutteto situato nel cuore del villaggio di Ludes. Con viti di  Chardonnay piantate nel 1978, è di proprietà della  Doré-Monmarthe, una piccola maison a conduzione famigliare dove ogni champagne viene prodotto con le sole uve raccolte nei vigneti che costituiscono la proprietà.  Viticoltori da sei generazioni , sin dal 1737,  i Monmarthe  imbottigliano  solo le migliori annate del “clos” (circa 2000 bottiglie). Ad ogni raccolta, i raccoglitori incidono il loro nome nelle pareti dei muri perimetrali con le loro cesoie.

25 – “Clos des Bergeronneau” (2,10 ha) è nato nel 2007 ed è composto per il 75% da Pinot Meunier e per il 25% da Pinot Nero, con viti di età oscillante tra i  65 e i 70 anni . Circondato da ringhiere, siepi e pareti basse magnificamente rinnovate, è un  posto magico che offre uno spettacolo incomparabile su questa parte del vigneto dello Champagne situato a una decina di chilometri da Reims e quasi a venti da Epernay. Florent Bergeronneau e sua moglie sono gli attuali proprietari del “clos”, discendenti di una famiglia con diversi rami nel villaggio di Villedommange, a sud-ovest di Reims.  . Tutti i loro prodotti maturano in botti di rovere. Dal “clos” si ricavano circa 7000 bottiglie.

26 – “Clos des Belvals”  (1,20 ha) è stato creato da Dominique Person quando ha acquistato il “Domaine Le Clos des Belvals” nel 2006 a Vertus, villaggio Grand Cru della Cote des Blancs. 100% Chardonnay , è un extra-brut, proveniente da vigneti di oltre 50 anni coltivati ​​in regime biodinamico.

27 – “Clos Sainte-Sophie” (0,4 ha) è situato sulla collina del villaggio di  Montgueux, famosa per essere quasi interamente riservata allo chardonnay. Proprietà della famiglia Valton dal 1909, è ora gestito da Emmanuel Lassaigne. Il “clos”  è circondato da una siepe che ospita vecchie vigne piantate tra il 1968 e il 1975. Dato curioso: le prime viti piantate in Giappone, nel 1877, provenivano da questa terra!

28 – “Clos des Monnaies” (1 ha), a Damery, ha due proprietari: 30 are di Chardonnay e Meunier, in parti uguali, per la maison  Goutorbe-Bouillot;  70 are di Meunier per il suo vicino, Eric Lemaire. Il “clos”, situato nel cuore del villaggio, è circondato da mura (80%) e arbusti. La prima annata (2010, 1.700 bottiglie), della maison Goutorbe-Bouillot, è uscita dopo cinque anni di invecchiamento. Il “clos” deve il suo nome alla presenza in questi luoghi, nel periodo gallo-romano, di una zecca che, secondo la leggenda, batteva principalmente monete false per pagare le truppe.

29 – “Clos Jacquin” , in Avize, è di proprietà di Pierre Callot et Fils, la sesta generazione di una famiglia di enologi. 100% Chardonnay, superba espressione di vigneti piantati nel 1965, è stato prodotto a partire dalla vendemmia 1995. Non millesimato, è arricchito con il vino di riserva dell’anno precedente e viene affinato per un anno in botti di rovere da 30 hl.

30 – “Clos Bourmault” , di proprietà di Christian Bourmault, è un 100% Chardonnay da vigneti di 15 anni situati ad Avize, celeberrimo villaggio della Cote de Blancs. Il “clos” si trova proprio dietro la casa di famiglia, in località « Le Derrière de l’Eglise ». Vinificato in botti da 225 L., non fa la malolattica e affina in botti di quercia per 8 mesi. L’invecchiamento è di sette anni sui lieviti

31 – “Clos Barnaut” , a Bouzy, è tornato alla produzione nel 2002 con Philippe Secondé, l’attuale successore degli antenati del marchio fondato nel 1874. Ma non è uno champagne, poiché il pinot nero di questa parcella ancestrale viene utilizzato per la produzione di un vino Grand cru “Coteaux Champenois AOC Rosé”! La produzione non è semplice: la raccolta a mano, una macerazione a freddo prima della fermentazione di una durata perfettamente calcolata, sono i presupposti  di una rigorosa vinificazione che darà alla luce solo un migliaio di bottiglie di questo vino eccezionale.

Fuori dal novero dei 31,  “Clos des Plants de Chênes” (Moussy) , della maison Champagne José Michel. Direi  che può bastare.

MISERERE 2001

Il “MISERERE 2001” del produttore spagnolo “Costers del Siurana” è un vino rosso invecchiato composto da un assemblaggio di uve carinena, cabernet sauvignon, garnacha e tempranillo.

Continua a Leggere

Vall Llach

Mentre mi accingevo a stappare una bottiglia di  Vall Llach 2002, vino rosso della DOQ Priorat prodotto dall’omonima azienda vitivinicola, ho ripensato a quanto scritto da me in passato sui vini vetusti… “ … C’è una categoria di bevitori che amo definire “Rigattieri del gusto”.

Continua a Leggere

TITOLO 2016

Il mio amore per l’ Aglianico del Vulture “TITOLO” di Elena Fucci è coevo alla nascita di questo vino. Sin dai suoi esordi infatti sono stato abbagliato dalla sua diversità.

Continua a Leggere

I quattro moschettieri

Tante sono le vie che si possono imboccare qualora s’intenda intraprendere un viaggio enoico, quell’otto volante dei sensi alla ricerca del piacere e dell’oblio che si consuma nel cerchio di un bicchiere.

Continua a Leggere